Il bacio del mare

“Il Bacio del Mare” è il racconto di una nonna ai nipotini. E’ la storia di una compagnia di ragazzi che vanno a trascorrere le vacanze estive a Castel Marina, un paesino di mare.

Lì Sabrina conoscerà l’amore e sarà combattuta con i fantasmi del passato e del presente, che faranno capolino interferendo con la sua vita tranquilla.

 Il padre di Mary segnerà la linea di confine tra la sua vendetta personale, cercando un anima simile alla sua bambina e la possibilità per Sabrina di divenire una cosa sola con il suo Intimo, il mare, con cui ha un legame speciale.

Solo il mare porterà la vera felicità a Sabrina, in un piccolo effimero bacio, dove il mare toccherà il cuore della ragazza. Sabrina, con il suo sacrificio, metterà fine al tragico susseguirsi di eventi. Neanche gli amici usciranno indenni dalle inquietanti circostanze, le cui vite saranno legate per sempre.


Un estratto

Poco dopo nella piccola camera risuonò uno scricchiolio. Maria si avvicinò all’amica, le disse una serie di parole zeppe di preoccupazione, ma mentre faceva il gesto di toccarla, per vedere se la febbre fosse calata, la sua attenzione fu attratta da un oggetto sotto le coperte. Scostò le lenzuola e, dopo che un brivido ebbe percorso il corpo di Sabrina, fulminea Maria afferrò un bianco fiore dalle sfumature rosee. Spaventata, corse via da quel posto così lugubre. Lo stesso pomeriggio fece vedere agli altri ragazzi il fiore trovato nelle mani di Sabrina, ma non era più bello come l’aveva trovato, stava… come dire… appassendo.

Sempre più sconvolta, avendo intuito dai piccoli atteggiamenti e sguardi della sua storia con Jacopo, Maria, che aveva il suo numero perché nel momento degli addii il ragazzo aveva deciso di tenersi in comunicazioni con il gruppo, gli telefonò per avvisarlo di ciò che stava accadendo, e dopo numerosi tentativi lo convinse a raggiungerla per aiutare Sabrina a guarire: se ci fosse stato qualcuno a lei caro al suo fianco, si sarebbe fatta forza.

Jacopo, preoccupato per la salute di Sabrina, si recò subito a Castel Marina e, agitato e incredulo, raggiunse i ragazzi accampati sulla riva del mare. Una volta arrivato, gli spiegarono la situazione parola per parola e senza esitazione. Jacopo corse infine dalla fanciulla che giaceva come inerte nel suo giaciglio. Sbatté bruscamente la porta ed entrò in un’aria cupa, grigia, governata da un placido silenzio. Faceva male il cuore vedere una persona lasciata sola con se stessa.

Visto che nessuno pensava alla sua Sabrina, prese in mano la situazione e prima di tutto scostò le tende: dalla finestra entrava una fitta scia luminosa che rischiarava le guance rosse della ragazza.

Jacopo le stette accanto, baciando la sua morbida pelle e le sottili labbra di un rosa abbagliante che risaltavano sulla carnagione pallida. Osservò bene quel viso tranquillo: i gretti movimenti delle palpebre facevano trasparire occhi lucidi somiglianti, a tratti, a piccoli diamanti incastonati nel suo diadema.

Nella penombra, una tenue e armoniosa voce cercava di assimilare prima lettere, poi parole, per formare infine il suo nome: «Jacopo.» E mentre afferrava i ricercati caratteri, fiumi trasparenti inumidivano il volto di lei per poi scomparire nel bianco guanciale.

Jacopo, mosso dall’amore e dalla compassione, sollevò con dolcezza il corpo di Sabrina e la cullò nel disperato tentativo di farle prendere di nuovo conoscenza, ma mentre un lembo del lenzuolo scivolava sui loro corpi, con un lento e calmo movimento la fanciulla si accoccolò sul corpo del ragazzo e continuò a dormire dolcemente.

Jacopo era imbarazzato: nessuno aveva mai dormito tra le sue braccia. Notò qualcosa sul grembo di quella dolce creatura appoggiata al suo petto, qualcosa dal colore caldo, rassicurante e nel contempo vivo e forte: un fiore. Lo prese e dopo pochi minuti quel cuore puro di bellezza si spense. Un filo di vento penetrò da uno spiffero della finestra. Senza farci caso, Jacopo buttò via il fiore, ma questo, trasportato dalla brezza, si posò sul corpo di Sabrina: in quello stesso istante riacquistò l’antico splendore.