Io sono l’usignolo

Era il 2011, forse anche il 2010, quando questo romanzo iniziò la sua strada. Una strada tortuosa e davvero, davvero lunga. Ma spesso i percorsi più difficili e ostinati sono quelli che conducono a una sorta di traguardo.

Forse se lo domanda che il protagonista di questo romanzo, il giornalista e fotoreporter Rubino Traverso, dopo che la sua curiosità lo ha invischiato in qualcosa più grande di lui e di cui non trova né inizio né fine.

Stabilitosi insieme alla moglie e alla figlia a Val Salice, un paese nell’entroterra ligure, se non vuole perdere il posto di lavoro alla redazione “Inchiostro e carta” deve scrivere un articolo che piaccia al suo capo. E cosa c’è di meglio di un incendio in cui è perito il sindaco del paese?

Tuttavia ben presto Rubino si rende conto che tutti, a Val Salice, hanno paura a rimestare cose passate da tempo, e ognuno sembra celare oscuri segreti. E
quando inizia a ricevere filastrocche e disegni minacciosi, capirà di essersi spinto troppo in là.

Sul ciglio del burrone, Rubino dovrà chiedersi se sia giusto proseguire nelle ricerche o se sia meglio lasciare perdere tutto. Non sa ancora che da quella risposta dipenderà il futuro della sua famiglia…

“Io sono l’usignolo” è un romanzo in cui colpi di scena non mancano, e portano ben presto il lettore a domandarsi cosa ci sia dietro l’apparente aurea bucolica di Val Salice. E chi è davvero Florian Chevalier, il giovane che ha dato fuoco alla casa di Alberto Montignani? Fino alla fine, questa figura enigmatica si cela tra le pagine sembra giocare a non farsi conoscere.


In questo thriller psicologico ci sono molte cose sulla vita, sull’amore, sull’ingiustizia e sulle seconde occasioni.

Sonia Sottile

Nulla è scontato, in questo lavoro letterario di Emanuela Navone, neanche l’usignolo che dà il titolo alla storia: l’usignolo è ovunque, anche quando non si vede, e soprattutto osserva tutto e tutti.

Ilaria Grasso

Un estratto

Un usignolo canta sul davanzale. Intona una canzone che profuma di nontiscordardimé e ranuncoli. Volta la testa a scatti, struscia il becco su un’ala, muove di nuovo la testa e si alza in volo.

L’usignolo sono io.

Appollaiato su un ramo, riprendo a cantare. Cinguetto fino a quando i raggi rosso sangue del sole morente mi accarezzano le piume. Poi volo al mio nido, chiudo gli occhi e mi addormento.

Quando mi risveglio sono lungo e dritto. Indosso un cappello con qual- che buco e dei pantaloni sformati di tela. Sorrido con la mia bocca dipinta e gli occhi di bottone. L’erba fruscia contro i miei piedi.

Uno spaventapasseri in mezzo a un campo di spighe macchiate dalla siccità.

Lo spaventapasseri sono io.

Un’onda di vento mi scuote, il mio corpo molle e leggero perde l’equi- librio. Cado con la faccia sull’erba. Il cappello vola via.

Non respiro e non posso muovermi.

Non posso respirare perché non ho né bocca né naso.

Perdo i sensi e lascio che i corvi mi zampettino sulla schiena.

Mi ingrandisco, le mie mani si allargano e i piedi si fondono. Una forza senza nome mi trascina verso l’alto. Mi sollevo, sono sottile come una nuvola. Il cielo grigio è sempre più vicino. Passo attraverso i cirri, sfioro un timido raggio di sole.

Precipito a terra.

L’acqua cade gridando la sua disperazione. L’acqua sono io.

Ticchetto sopra tetti di ardesia e formo pozzanghere nei giardini. Per-

foro la neve che diventa fango. Mi mescolo al fango e fuggo via, nuoto lungo rigagnoli che sanno di muschio. Giungo a un tombino, mi fermo e mi sollevo.

Un topo corre davanti a me. Drizzo le orecchie e i miei baffi si irrigi- discono. Appiattisco la schiena, una zampa avanti, poi l’altra. La preda è ignara della mia presenza.

Un gatto accarezza l’asfalto e si prepara all’attacco. Il gatto sono io.

Con un balzo silenzioso atterro sopra il topo, le zampe anteriori che bloccano ogni suo movimento. Gli mordo il collo ma non sento il sangue. Lo lascio andare. Lo lascio fingere di essere libero.

Scappo.

Lui è dietro di me e so che mi prenderà.

Un topo si nasconde dietro un bidone della spazzatura. Il topo sono io.

Zampetto. Qualcosa di rosso mi si para davanti. Mi blocco. Non posso muovermi. Lui è sempre più vicino. Mi lancio contro la cosa rossa e mi fondo con essa.

Mi libro in aria, caldo e crepitante. Ingoio ogni cosa. La strada, il muro, il legno. Divoro ma non sono mai sazio. Ogniqualvolta qualcosa entra in me, divento sempre più grande.

Il fuoco si ciba ma ha sempre fame. Il fuoco sono io.

Alla fine rimango solo. Rido nella mia tristezza.

La risata diventa un canto che sa di nontiscordardimé e ranuncoli. Mi pulisco le piume e volo alla ricerca di un nido.

Un usignolo si addormenta mentre il sole precipita nell’oscurità. L’usignolo sono io.

Io sono l’usignolo.