Le acque del sonno eterno

Questo racconto è stato ispirato da un fatto realmente accaduto, tra il Friuli ed il Veneto il 9 ottobre 1963.

Le acque del sonno eterno vogliono ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga del Vajont, che ha portato a 1900 morti in una notte.  Tragedia, che poteva essere benissimo evitata, causando danni sia all’ambiente, che alle persone, devastando un intero paese.

Questa narrazione è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso porta alla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa qui il dio di sé stesso.  Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte e farsi autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. E’ un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’essere umano, ad essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere.

Il libro vuole implorare tutti gli uomini  a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a delle catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane.


Un estratto

Dopo aver assaporato l’odore del muschio selvatico mischiato a un’essenza di rose che racchiudeva quel locale, aprì i cassetti in legno di una scrivania ai piedi del giaciglio. Vi trovò molta carta da lettere color latte, sovrastata da una penna blu, verde e rossa. Nel cassetto a fianco, dentro un carillon portagioie, scorse un oggetto che luccicava al contatto del sole.

Probabilmente la proprietaria ci teneva molto a questa chiave, pensò.

In fondo, in un sacchettino di velluto blu, risplendevano gioielli di ogni specie: anelli con pietre preziose incastonate, collane, collier e orecchini da cui cadevano gocce di gemme marine.

Sara guardò fuori dalla finestra per sapersi orientare in futuro. Prese la chiave e con scatto felino si buttò lungo il corridoio, poi uscì dal castello. Ricordava che in giardino, vicino a un mucchio di edera più fitta delle altre, mentre girava attorno al frutteto, aveva intravisto una porticina di legno.

Ormai era quasi buio e le stelle dominavano incontrastate la valle, coccolate dai tenui raggi dell’astro celeste. Si recò nel punto indicato dai ricordi della giornata.

Fantastico!

La chiave si incastonava esattamente nell’apertura cigolante del lucchetto che teneva chiuso il giardino. Con sforzo si addentrò nel buco che si apriva al di là delle mura, ma appena si rese conto di dov’era ebbe un sobbalzo. Incredula, facendosi coraggio proseguì su una stradicciola sterrata.

Una nuvola di passaggio coprì la luna, e intorno a lei precipitò il buio totale. Sara incominciò a tremare, impietrita si sedette e nascose il viso con le mani fino al ritorno della flebile luce.

In quell’attimo capì.