Ovunque per te

** Presentazione a cura de Gli scrittori della porta accanto **

Ovunque per te (PubMe), il nuovo romanzo di Elena Genero Santoro, una commedia sentimentale, a tratti ironica, i cui protagonisti sono tutti alle prese con un unico leitmotiv: la crisi nel mondo del lavoro, che colpisce tutti, a tutti i livelli.

C’è anche una riflessione sulla difficoltà dei disabili di superare le barriere architettoniche che impediscono una agevole mobilità.
Ovunque per te, il nuovo romanzo di Elena Genero Santoro, è il quinto volume della serie di Futura e Patrick, segue Perché ne sono innamorata, L’occasione di una vita, Immagina di aver sognato e Diventa realtà, ma ogni episodio può essere letto singolarmente.

La crisi economica tocca proprio tutti: Patrick, ingegnere informatico residente a Londra, reduce da una convalescenza, viene licenziato in tronco in seguito a una ristrutturazione dell’azienda. La moglie Futura, che lo vede depresso e insofferente, cerca di spronarlo in ogni modo, affinché lui ampli i suoi orizzonti professionali. Così lui accetta un incarico in un ateneo di Barcellona, ma sarà proprio Futura a farne le spese.
Ljuda, moglie di un ex seminarista, incinta del terzo figlio, perde il suo amato lavoro da commessa. Per ovviare accetta di collaborare con un telefono erotico.
Manuela, spiantata e sfruttata dall’avvocata presso cui svolge il suo praticantato, decide di subaffittare il suo alloggio a uno studente che si rivela presto strafottente e dedito alle droghe leggere. Intanto cerca di portare avanti la sua relazione con Giovanni, che vive a Bruxelles per uno stage.
Persino Mac, attore di Hollywood all’apice del successo e senza problemi di liquidi, è depresso: il suo matrimonio sta andando a rotoli e la sua carriera ha smesso di dargli soddisfazioni.
Solo Daniela, estetista di paese, non risente della recessione, ma per trovare un equilibrio con Stefano dovrà comprendere quanto è difficile per un disabile vivere in un mondo pieno di barriere architettoniche.

Un estratto

Ljuda si presentò al colloquio per il posto da centralinista nel call center che le aveva segnalato Ketty. Se stavano cercando qualche schiavo da sfruttare, lei non si sarebbe tirata indietro.
L’omino che la esaminò, con un viso largo, bianco, burroso, però, sottolineò che la gravidanza avrebbe rischiato di essere un impedimento.
«Ma, come?» obiettò lei. «Devo rispondere al telefono, non scaricare merci. In che senso la gravidanza potrebbe creare problemi?»
Quello alzò le spalle e si rigirò una biro tra le dita. «Lo dico per te. Purtroppo i nostri turni di lavoro non prevedono pause per la toilette. Nel momento in cui ti siedi, devi stare lì incollata per ore senza muoverti, e con quella pancia… Chissà che voglia avrai di andare in bagno.» Aveva una vocina flebile, melodiosa, quasi femminile.
Ljuda corrugò la fronte e gli diede mentalmente ragione. Da quando era incinta doveva fare pipì di continuo.
«Però» proseguì l’uomo con un sorriso garbato «se hai davvero necessità di lavorare, una soluzione ci sarebbe. È un impiego in cui puoi rispondere al telefono da casa ed è anche abbastanza remunerativo.»
«Davvero?» Gli occhi di Ljuda si accesero di speranza. «In che cosa consisterebbe questa mansione? Accetto qualunque incarico.»
«Oh, bene. Sono contento che tu sia così collaborativa. Si tratta di un telefono erotico.»
Certo che la Provvidenza di suo marito aveva uno strano modo di operare, e pure un bizzarro senso dell’umorismo. L’unico lavoro saltato fuori per la moglie incinta di un ex quasi prete era un impiego come porno telefonista.
Se Massimo fosse venuto a conoscenza di ciò in cui si stava impelagando, non avrebbe riso per nulla, tutt’altro. Avrebbe attaccato con la solita noiosa paternale moralista. Come se di morale si potesse campare.
Ovviamente, lei all’omino di burro aveva detto di sì. Che altra scelta aveva? Le sarebbero arrivate le chiamate direttamente sul cellulare e lei avrebbe messo a disposizione la sua voce per esaudire i desideri peccaminosi dei suoi clienti. Per la cronaca, si sarebbe chiamata Vanessa e nessuno avrebbe mai saputo che era incinta.
Il problema era non farsi scoprire da Massimo, e men che meno dai bambini. Come avrebbe giustificato la cosa? Come avrebbe potuto spiegare alle sue creature innocenti l’origine dei guaiti e dei sospiri che avrebbe rivolto alla cornetta?
Complicato ma fattibile: bastava fare attenzione. Era sufficiente organizzarsi con gli orari: al marito avrebbe detto di avere trovato in effetti un impiego come centralinista, ma non gli avrebbe mai confessato quale fosse la mansione.
In qualche modo avrebbe fatto, ma non poteva rinunciare a quei dannati soldi.